Perchè è importante vestire biologico

Affronterei il discorso dalla fine:
la Unione Europea già nel 1976 affermava nel Secondo Programma di Azione Ambientale, che "occorre ridurre all'origine pericolosità e quantità dei rifiuti prodotti".
Qualsiasi persona responsabile deve affronatare il rapporto con gli oggetti di cui si serve considerandone la vita dall'inizio alla fine.
Ed in mezzo c'è il nostro uso del prodotto.
Ma per sentirmi tranquillo devo assicurarmi, nei limiti delle mie possibilità, che ogni tassello che ha contribuito a produrre il capo che mi metto in dosso, ha fatto del suo meglio per ridurre l'impatto ambientale. E così quando il mio maglione sarà consumato, potrà tornare a concimare la terrà. Questo è possibile solo con un capo biologico e solo se questo lo è nella maniera più integrale.
Dobbiamo diffondere questa consapevolezza tra i nostri amici e i nostri bambini.
I prodotti chimici usati in campo o sugli animali, per la produzione di fibre tessili sono tra i più dannosi esistenti. Molto vasta è la letteratura che mostra come intere aree agricole e produttive siano state distrutte dall'uso dei pesticidi per la produzione di fibre tessili.
Ed i successivi trattamenti effettuati durante la trasformazione provocano altissime percentuali di dermatiti allergiche da contatto nel personale tessile, oltre che l'inquinamento dei corsi d'acqua.
E molte di tali sostanze rimangono sul capo finito, provocando allergie a noi che li portiamo.
Quindi vi prego, voi che condividete l'amore per il nostro mondo siate attenti anche a questo aspetto, è tanto tanto importante!
ALTRE INFORMAZIONI
Poco si parla ancora dell'inquinamento causato dalla produzione tessile. L'uso di prodotti dannosi per l'uomo e l'ambiente avviene in questo settore in modo massiccio.
Negli ultimi anni il mercato delle fibre tessili nel mondo è in linea di massima rappresentato per il 60% dalle fibre sintetiche, per il 38% , per il 2% da lana e altre fibre naturali.
Se la percezione dell'impatto ambientale del tessile sintetico nell'opinione pubblica è intuitiva, non altrettanto vale per le fibre tessili naturali.
La produzione di queste, invece, è causa di gravi danni all'ambiente e alla salute dei lavoratori e dei consumatori, sia nelle fasi agricole che nelle fasi di trasformazione.
L'industria di trasformazione della fibra in tessuto prevede molti passaggi e l'utilizzo di molti prodotti chimici, alcuni dei quali altamente inquinanti, la cui quantità può superare il chilogrammo per chilo di fibra tessile lavorata.
Qualche dato fonte Legambiente che in poche righe tratta la drammaticità del settore tessile.
> il 70,4% dei capi presenti nei negozi contengono sostanze estremamente aggressive, come formaldeide, coloranti dispersi, metalli pesanti.
> l'impiego di sostanze chimiche nell'industria tessile causa ogni anno tra i 500 mila e i 2 milioni di casi di avvelenamento tra i lavoratori, di cui 40 mila mortali
> in Cina nel 2005 gli ettari coltivati con cotone OGM sono stati 3,7 milioni, il 35% dell'area coltivata a cotone
> il comparto tessile impiega enormi quantità d'acqua per fissare i colori, rimuovere impurità e generare vapore
> l'11% del totale dei pesticidi e il 25% degli insetticidi viene impiegato per il cotone
L’industria tessile usa l’acqua come principale mezzo per rimuovere impurità, applicare i colori e gli agenti di finissaggio, e per generare vapore. Il principale problema è, quindi, rappresentato dalla quantità di acque scaricate e delle sostanze chimiche in esse presenti.
Una larga percentuale delle emissioni dell’industria tessile è attribuibile alle seguenti sostanze:
- agenti di imbozzimatura
- agenti di preparazione ed oli di filatura
- impurità nelle fibre naturali (metalli, minerali e pesticidi)
L’organizzazione e dei processi di lavorazione nell’industria tessile e l’ampio uso di prodotti chimici, determinano condizioni di rischio per la salute dei lavoratori. Nelle prime fasi di lavorazione, il problema principale è costituito dalle polveri che contengono una parte di pesticidi. Nelle successive fasi, il rischio è associato all’impiego dei prodotti chimici e all’emissione di composti organici volatili e formaldeide che vengono assorbiti dai polmoni e dalla pelle dei lavoratori.
Soprattutto nei paesi con minori garanzie sociali, le condizioni sociali e legali nelle quali vengono impiegati, spesso, sono ancora più rilevanti per loro: lavoro a cottimo, nessuna regolamentazione degli orario di lavoro e delle pause, salari bassi, straordinari e doppio turno di lavoro nei periodi di scadenza delle consegne, nessuna protezione contro il licenziamento in caso di gravidanza o malattia, e molestia sessuale per molte donne che lavorano nell’industria dell’abbigliamento, sono pratica comune. La situazione è particolarmente grave nelle fabbriche delle cosiddette “zone di lavorazione delle esportazioni” (Export Processing Zones, EPZ). Le imprese preferiscono tali zone come luogo di produzione non solo per gli sgravi doganali, ma anche perché vengono accordati loro vantaggi particolari, come l’esenzione dalla legislazione nazionale in materia sociale e di lavoro, o l’interdizione dei sindacati dei lavoratori. Per attrarre investitori stranieri e capitale, i governi concedono un trattamento locale particolarmente favorevole. In queste zone, c’è la quasi totale assenza di controllo da parte dello stato e i lavoratori sono alla mercé dei proprietari (KLJB, 1998, riportato da Paolo Foglia, Tavolo del tessile biologico).
Testi tratti da “Fibre di Libertà” dell'ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione in Agricoltura della Regione Toscana), scritto da Giuditta Blandini e Paola Migliorini e presentato a Terra Futura, Maggio 2008 a Firenze. (SCARICA PDF)
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