CHI VESTE BIOLOGICO?
Il nostro cliente tipo è colui che non compra molti capi, non è un consumista. Usa acquistare pochi articoli ogni anno, scegliendoli con cura e attenzione. Difficilmente acquista d'istinto.
E' un cliente fedele che conserva ancora capi acquistati 15 anni fa, e li porta con affetto.
E' persona di buon livello culturale, che viaggia, amante delle belle cose.
Si avvicinano a noi anche le persone allergiche (vedi avanti) che dunque affrontano il mondo del tessile biologico per bisogno, non per piacere. E questo è un cliente più difficile, che percepisce maggiormente il prezzo come una difficoltà, ma che respira di sollievo nel trovare qualcosa che può indossare senza timore.
Non tutti gli ambientalisti vestono biologico, anzi, sono proprio pochi; e questo significa che nella percezione corrente il capo biologico è un lusso non un'abitudine, come è ormai diventato il biologico alimentare, per chi di ambiente s'intende.
Il rapporto qualità prezzo del tessile biologico è in Italia competitivo.
Troviamo cioè capi di alto livello qualitativo, che durano a lungo, belli.
Certamente i nostri capi hanno un costo, ma raffrontato alla qualità e alla durata a conti fatti è un risparmio rispetto al convenzionale.
Dermatiti allergiche da tessuti
L’impiego di sostanze chimiche nei processi di lavorazione dei prodotti tessili determina effetti negativi sulla salute dei consumatori, come il diffondersi delle Dermatiti Allergiche da Contatto (DAC). Quanto sia frequente, ovvero quale sia la sua prevalenza nella popolazione, non è conosciuto con esattezza. In Italia una fonte autorevole, rappresentata dal GIRDCA, sulla base di un’indagine condotta su oltre 40000 casi stimava che la DAC da indumenti alla metà degli anni ’90 rappresentasse circa il 10% delle DAC extraprofessionali (Sertoli A et al., 1996). In realtà molti ricercatori ritengono che questa patologia sia sottostimata, soprattutto nei paesi del Nord Europa (Uter W, et al., 2001). Alcune ricerche (Seidenari S., Giusti F., 2002) annoverano tra gli allergeni più frequentemente che causano le dermatiti da contatto da tessuti, i coloranti utilizzati per tingere le fibre tessili, le sostanze di finissaggio e, più raramente, quelle antifiamma, antiossidanti e fotoprotettrici. Una DAC da capi di abbigliamento, inoltre, può essere dovuta agli accessori in gomma o metallo degli indumenti. La maggior parte dei casi segnalati di dermatite da capi di vestiario è, tuttavia, da attribuire ai coloranti utilizzati per tingere le fibre tessili. I coloranti tessili più frequentemente sensibilizzanti appartengono al gruppo dei dispersi. La dermatite da coloranti per tessuto si osserva più di frequente nel sesso femminile: sono prevalentemente colpite donne di età superiore ai 40 anni, in sovrappeso e con iperidrosi ascellare.
(riportato da Paolo Foglia, Tavolo del tessile biologico).
I composti chimici impiegati nella lavorazione dei tessuti e quindi potenzialmente causa di sensibilizzazione sono molto numerosi e vengono riportati di seguito:
cromo (mordente e metallico colorante)
nickel e cobalto (finissaggio e colorante metallico)
coloranti dispersi "para" (intermedi di tintura)
formaldeide e resine formaldeidiche (finissaggio di stampa colorata)
antiossidanti della gomma e acceleratori (tessuti elasticizzati)
lanolina, colophone, triethanolammaina (finissaggio)
profumi
componenti quaternari dell'ammonio, composti organomercuriali (antibiotici)
Testi tratti da “Fibre di Libertà” dell'ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione in Agricoltura della Regione Toscana), scritto da Giuditta Blandini e Paola Migliorini e presentato a Terra Futura, Maggio 2008 a Firenze. (SCARICA PDF)